IL CASTELLO

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Il castello di Marco Simone è una costruzione che risale circa all’anno 1000, alcune parti come la torre ancora prima. Nel 1547 Simon de’ Baldi e suo figlio Marco Simone la trasformano dandole il nome: Castello Marco Simone. Ma la storia non si ferma qui. Il cardinale Federico Cesi lo trasforma in abitazione estiva, il suo pronipote duca d’Acquasparta (fondatore dell’Accademia dei Lincei) interviene ulteriormente impreziosendolo con affreschi e ponendo in lettere marmoree in cima alla torre il segno del suo passaggio. Era ridotto a un rudere quando Laura Biagiotti, e suo marito Gianni Cigna lo acquistarono. “Era una casa che mi aspettava” ama affermare Laura Biagiotti, “e forse è stato il destino che mi ha fatto fare il passo, alla fine degli anni ‘70. La casa la notavo sempre, ogni volta che mi recavo nelle vicinanze per lavoro. Cosa che capitava molto spesso. E sentivo che quel luogo abbandonato non mi era indifferente. Io credo che il genius loci di questo antico castello mi abbia in fondo coinvolta perché non sopportava la vista del suo maniero caduto in rovina”. Ed infatti il lavoro che ha impegnato Laura e Piero Pinto, che ha seguito la ristrutturazione, è stato davvero notevole. Il castello Marco Simone è un monumento nazionale ed il restauro è stato realizzato in collaborazione con le Belle Arti.

La fortuna inoltre ci ha messo lo zampino e le ha fatto ritrovare, sotto brutti affreschi dell’Ottocento, preziosi affreschi cinquecenteschi. Per l’esattezza si tratta di grottesche del primo quarto del ‘500, ispirate alle stanze di Raffaello. “Un documento storico davvero interessante”, afferma Laura Biagiotti. Realizzato probabilmente da allievi di maestri dell’epoca. Talmente interessante che studiosi ne hanno fatto oggetto della loro ricerca. Per esempio Alba Costamagna afferma in un suo recente scritto, “La villa-castello, al centro di un morbido paesaggio, è decorata secondo i principi della cultura manieristica romana degli inizi del ‘500, quando la riscoperta del Domus Aurea segna una svolta fondamentale rispetto alla tradizione figurativa precedente. Le pareti della villa sono considerate, in analogia con quelle di illustri esempi contemporanei, uno schermo tra lo spazio interno e quello esterno. I soggetti prescelti, non a caso, sono derivati dalle Metamorphoses ovidiane, mediante delle stampe. “I soggetti scelti corrispondono, insomma, a quella interpretazione ancora mitica della Bellezza, della Natura, e dell’Antico, considerati in sé, come valori assoluti”.